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    Mary Elizabeth McCulloch ha Sviluppato Voz Box e il Progetto Vive

    Judy Warner
    |  June 14, 2018

    Project Vive team

    Judy Warner: è un piacere parlare con te Mary Elizabeth! Condividi il tuo background, la tua formazione e ciò che ti ha ispirato a scegliere l'ingegneria come vocazione.

    Mary Elizabeth McCulloch: sono sempre stata brava in scienze e matematica e mi sono laureata alla Penn State University in biomedicina nel 2016. Entrambi i miei genitori sono stati l’ispirazione nella mia scelta di dedicarmi all'ingegneria. Mio padre ha studiato fisica all'università e ora è un ingegnere specializzato in elettronica e progettazione meccanica per sistemi di controllo CNC. Mia madre è un ingegnere biomedico e ha lavorato nella ricerca sul cuore artificiale. Come famiglia che vive in un'azienda agricola abbiamo sempre lavorato e armeggiato con le cose. Mio padre è sempre stato estremamente intraprendente e intelligente e, man mano che crescevo, mi ha sempre coinvolto in progetti o sfide. Abbiamo medici nella nostra famiglia allargata e pensavo che sarei diventata anch'io un medico. In seguito ho compreso che avrei potuto avere un impatto maggiore lavorando nell'elettronica per persone con disabilità.

    Arlyn Edelstein and Mary Elizabeth McCulloch

    Arlyn Edelstein e Mary Elizabeth McCulloch

    Warner: che tipo di progetti hai fatto con tuo padre quando eri piccola?

    McCulloch: ho sempre utilizzato cose sin da bambina. Quando avevo un'idea mio padre diceva: "Realizziamola”. Se disegnavo dei fiori diceva che potevamo fresarli per decorare la mia stanza. Compravamo pezzi di ricambio a buon mercato su Alibaba e facevamo piccole invenzioni. Sono sempre stato incoraggiata ad uscire dalla mia “comfort zone” e a risolvere i problemi.

    Warner: cosa ti ha ispirato a creare Project Vive?

    McCulloch: ero una studentessa in uno scambio internazionale sponsorizzato dal Rotary. Lo spagnolo è sempre stata una sfida per me, così ho scelto l'Ecuador per migliorarlo. Mentre ero lì mi sono offerta come volontaria in un gruppo della chiesa per lavorare in un campo per bambini disabili, negli orfanotrofi e nella comunità chiamata Cristo Vive. Questi campi sono rivolti a bambini con diverse disabilità e forniscono ai genitori la possibilità di avere un break mentre i bambini sono al campo. C'erano molti bambini con paralisi cerebrale che avevano perso la capacità di parlare. Ho incontrato una ragazza di nome Christina, che era seduta in un angolo e ho cercato di iniziare a comunicare con lei chiedendogli semplici domande a cui è possibile rispondere con “sì” e “no”. Mi ci è voluto un po' per capire che era in grado di comunicare attraverso parti del suo corpo che poteva controllare. Presto fu in grado di rispondere alle mie domande "sì/no" e di comunicare con me e tutto il suo viso e il suo corpo si illuminarono dalla gioia.

    Arlyn Edelstein che collabora alla Voz Box con McCulloch

    Warner: che impatto ha avuto su di te tutto questo e in che modo ti ha ispirato a creare un dispositivo per la generazione di discorsi?

    McCulloch: appena lasciato l'Ecuador e iniziato il mio primo anno di università ha avuto da subito un impatto notevole; pensavo a tutte le persone che rimanevano indietro e a tutte le opportunità che vanno perdute perché le persone non sono in grado di comunicare, rimanendo prigioniere all'interno del proprio corpo. Ho lottato sapendo che non potevano ancora parlare. L’esperienza mi ha lasciato un desiderio ardente di lavorare con gli orfani e mi ha aperto gli occhi su quanto fossi stato fortunata nella mia vita. Sentivo di dover fare qualcosa per aiutare, così ho partecipato a un concorso di ingegneria per un dispositivo medico per la generazione del linguaggio. L'ho presentato ma non ho vinto. Poi ho compreso come non lo stessi facendo solo per una competizione ma per le persone come Christina che non avevano accesso a dispositivi per la generazione del parlato.

    Warner: cosa hai fatto dopo quella competizione per portare avanti la tua idea e quali tecnologie ha utilizzato o creato?

    Mary Elizabeth McCulloch, fondatrice di ProjectVive

    McCulloch: ho fatto domanda per il mio primo brevetto come matricola. Usavo Arduino, Raspberry Pi, parti di Adafruit e lavoravo nei fine settimana. Ho notato come tutti coloro che avevano una paralisi cerebrale o SLA avevano comunque parti del loro corpo che erano in grado di muovere e controllare e che potevano fungere da indicatore di scelte su un menu che potevo presentare loro per comunicare. Alla fine del secondo anno era già funzionante. Nel mio anno come studente junior l’università ha cominciato a riconoscere e aiutare a sviluppare gli imprenditori. Mi hanno aiutato a partecipare a concorsi e mi sono resa conto che volevo trasformare la società in una a scopo di lucro. Volevo essere sicura di non dare via questo dispositivo e poi scomparire. Quando ero in Ecuador avevo notato che molti dispositivi donati erano guasti; e la persone, dapprima contente per poter finalmente avere una voce, diventavano ancora più deluse quando poi si rompeva. Non avevo alcuna intenzione di dare una voce alle persone solo per poi portarla via!

    Warner: raccontaci qualcos’altro sul concorso a cui hai partecipato, i premi che hai vinto e quando il tuo brevetto è stato riconosciuto.

    McCulloch: i mentori di Penn State ci hanno messo in contatto con l'Happy Valley LaunchBox, che era un nuovo acceleratore. Siamo stati i primi ad avere ottenuto accesso allo spazio ed eravamo elettrizzati! Abbiamo partecipato a "The Investment", una competizione in stile shark-tank tra startup di tre diverse università che abbiamo vinto, ricevendo un premio di 17.000 dollari. Siamo stati finalisti nell'ALS Assistive Tech Challenge ospitato dall'Associazione ALS e Prize4Life. Siamo stati portati in aereo in Irlanda e persone affette da SLA di tutto il mondo hanno provato la nostra nuova tecnologia. Poi abbiamo partecipato al Global Problem Solver Challenge sponsorizzato da Cisco vincendo il primo premio di 100.000 dollari. Questa è stata la svolta che ci ha permesso di avere denaro a sufficienza per iniziare effettivamente a costruire un'azienda. Il nostro brevetto è stato riconosciuto una settimana prima di dare il via alla nostra campagna Indiegogo che è stata usata per raccogliere fondi per dare dieci voci. Abbiamo superato questo obiettivo e siamo stati in grado di dare tredici voci. È stato un viaggio incredibile! (Potete vedere il video ispiratore QUI.)

    McCulloch e il CTO Trip Martin testano il guanto con sensori

    Warner: è davvero incredibile! Quali sono i vostri obiettivi attuali?

    McCulloch: stiamo lavorando ad un prototipo finale funzionante che possiamo passare in produzione. Abbiamo testato le nostre idee parlando con genitori, insegnanti di educazione speciale, specialisti di disabilità, patologie della parola, ricercatori di SLA e terapisti fisici e occupazionali. Dobbiamo assicurarci che il nostro dispositivo sia sicuro ed efficace. Abbiamo completato molte ricerche con utenti ed esperti. È molto raro includere gli utenti nel processo di progettazione, ma Arlyn e Godfrey sono stati fondamentali per comunicarci ciò che è davvero importante. Queste persone sono brillanti risolutori di problemi perché fanno questo lavoro da anni. È stato davvero utile uscire dalla nostra mentalità di persone normodotate e scoprire cosa è davvero importante, fino al punto di arrivare a renderci conto che si tratta di un accessorio, per cui anche il suo aspetto è fondamentale. Cosa si prova ad utilizzarlo? Come li guarderanno le altre persone? A molti non piace essere osservati per cui non vogliono un dispositivo goffo che attira attenzioni indesiderate. Deve integrarsi nel loro stile di vita.

    Warner: sono molto colpito dal livello di collaborazione e analisi che hai affrontato anche con i tuoi utilizzatori. Quando speri di avviare la produzione?

    Guanto con sensori e controller

    McCulloch: in questo momento è in fase beta. Poi passeremo allo schema definitivo, al layout e all'assemblaggio delle schede. Pensiamo che occorreranno tra i tre e i quattro mesi prima di avere dieci schede completamente funzionali. Poi dobbiamo programmare il firmware. Speriamo di avere tutto pronto entro la fine di quest'anno.

    Warner: come pensate di portarlo sul mercato?

    McCulloch: ci sono diverse conferenze sui dispositivi di assistenza in cui abbiamo in programma di presentare il nostro prodotto. Abbiamo già una partnership con Easter Seals per un lancio beta. Abbiamo anche in programma un lancio pilota in Ecuador presso due ospedali e due scuole dove installeremo venticinque dispositivi e raccoglieremo dati. Abbiamo anche intenzione di collocarne alcuni in Sri Lanka.

    Aaron, 16 anni, l'ultimo utilizzatore di ProjectVive.

    Warner: personalmente ho condiviso il vostro sito web e vostra la tecnologia con molte persone di Altium e sicuramente ora avete molti fan nel nostro ufficio di San Diego. Grazie mille per aver condiviso con noi la tua incredibile storia. Ti auguriamo ogni successo!

    McCulloch: Grazie Judy! Sono davvero contenta del tuo aiuto per far conoscere Project Vive.

    Nota dell'editore: se volete aiutare a donare una "voce" attraverso Project Vive visitate il loro sito web. Potete anche seguire i loro progressi su Facebook, Twitter e Instagram.

    About Author

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    Judy Warner has held a unique variety of roles in the electronics industry for over 25 years. She has a background in PCB Manufacturing, RF and Microwave PCBs and Contract Manufacturing, focusing on Mil/Aero applications. 

    She has also been a writer, blogger, and journalist for several industry publications such as Microwave Journal, PCB007 Magazine, PCB Design007, PCD&F, and IEEE Microwave Magazine, and an active board member for PCEA (Printed Circuit Engineering Association). In 2017, Warner joined Altium as the Director of Community Engagement. In addition to hosting the OnTrack Podcast and creating the OnTrack Newsletter, she launched Altium's annual user conference, AltiumLive. Warner's passion is to provide resources, support, and advocate for PCB Design Engineers worldwide.

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